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	<title>Commenti per Riccardo Sarfatti</title>
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	<description>Una novità : un &#34;sitoblog&#34;</description>
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		<title>Commenti su + LAVORO , &#8211; DESTRA di stefania tranu</title>
		<link>http://riccardosarfatti.it/?p=174&#038;cpage=1#comment-9</link>
		<dc:creator>stefania tranu</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 13:24:44 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie dell&#039;articolata risposta che condivido quasi totalmente. Resta comunque un piacere ottenere risposte a quesiti. Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie dell&#8217;articolata risposta che condivido quasi totalmente. Resta comunque un piacere ottenere risposte a quesiti. Grazie</p>
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		<title>Commenti su + LAVORO , &#8211; DESTRA di Riccardo Sarfatti</title>
		<link>http://riccardosarfatti.it/?p=174&#038;cpage=1#comment-8</link>
		<dc:creator>Riccardo Sarfatti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 09:19:35 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per gli auguri e per consentirmi qualche approfondimento, a partire da dubbi più che legittimi. Spero che servano a convincere che diverse politiche fiscali sono effettivamente necessarie, insieme, per il lavoro e per l’impresa e che sia politicamente corretto richiederle per entrambi. 
Oggi circa il 75% del complesso degli introiti fiscali viene da redditi da lavoro e da pensioni;  il 25% da rendite finanziarie e dalle imprese. La tassazione delle rendite finanziarie avviene con aliquote più basse dei redditi da lavoro. “Meno tasse in busta paga”, all’interno di una tassazione comunque progressiva, vuol dire sostenere in fase di crisi i redditi più bassi, cioè i consumi essenziali, a partire da quelli delle famiglie più disagiate e, comunque, in prospettiva, avere obbiettivi di redistribuzione.
“Meno tasse alle imprese” nel mio modo di vedere dovrebbe avvenire con meccanismi capaci di valutare e premiare i comportamenti “virtuosi” delle imprese, cioè di quelle che hanno effettiva coscienza del loro ruolo sociale. Per esempio individuando nuovi parametri dell’”eccellenza”: per me sono eccellenti e da premiare (fiscalmente) le aziende che hanno alte o altissime percentuali di trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, quelle che hanno nei loro bilanci aliquote alte di investimenti in formazione e in ricerca effettivamente effettuati e resi operanti, quelle che incrementano i tassi di export, ecc ecc. 
La revisione progressiva dell’IRAP, ed eventualmente la sua parziale sostituzione con tasse di scopo (per esempio a favore di un fondo per la non autosufficienza), dovrebbe essere una linea politica sostenuta dal PD.
Inoltre sono anni che sostengo che il mondo dell’impresa non è affatto “tutto sano”, come molti tendono a sostenere, e che è minoritaria, nel nostro paese la parte di imprese che opera secondo i principi del ruolo sociale dell’impresa. Queste imprese però esistono e potrebbero essere alleate per politiche effettivamente riformiste.
Da sempre inoltre sostengo la necessità di fare chiarezza sull’articolazione del mondo delle imprese (le grandi monopolistiche, le mini multinazionali, le medie imprese che operano nella globalizzazione, le piccole imprese che operano a scala nazionale o regionale, le piccolissime imprese artigianali e dei servizi, ecc.) Sono realtà con caratteristiche ed esigenze molto diverse e che dovrebbero essere trattate, anche dal punto di vista fiscale e del controllo, con modi e criteri molto diversi. Innanzitutto certamente colpendo l’evasione fiscale, assai più alta e più sfuggente nella grande dimensione. Per le piccolissime imprese dei servizi la fissazione di livelli logici di tassazione è la strada unica per evitare la sottofatturazione concordata tra cliente e fornitore, ampiamente presente anche nelle regioni avanzate.
Anche la questione delle nuove imprese di imprenditori giovani dovrebbero avere nuovi trattamenti fiscali incentivanti, per esempio con meccanismi di credito di imposta per i primi 3/5 anni. 
L’impostazione delle questioni dell’impresa sono troppo spesso molto generiche e si riferiscono a categorie onnicomprensive che impediscono di capire la realtà per quello che effettivamente è.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per gli auguri e per consentirmi qualche approfondimento, a partire da dubbi più che legittimi. Spero che servano a convincere che diverse politiche fiscali sono effettivamente necessarie, insieme, per il lavoro e per l’impresa e che sia politicamente corretto richiederle per entrambi.<br />
Oggi circa il 75% del complesso degli introiti fiscali viene da redditi da lavoro e da pensioni;  il 25% da rendite finanziarie e dalle imprese. La tassazione delle rendite finanziarie avviene con aliquote più basse dei redditi da lavoro. “Meno tasse in busta paga”, all’interno di una tassazione comunque progressiva, vuol dire sostenere in fase di crisi i redditi più bassi, cioè i consumi essenziali, a partire da quelli delle famiglie più disagiate e, comunque, in prospettiva, avere obbiettivi di redistribuzione.<br />
“Meno tasse alle imprese” nel mio modo di vedere dovrebbe avvenire con meccanismi capaci di valutare e premiare i comportamenti “virtuosi” delle imprese, cioè di quelle che hanno effettiva coscienza del loro ruolo sociale. Per esempio individuando nuovi parametri dell’”eccellenza”: per me sono eccellenti e da premiare (fiscalmente) le aziende che hanno alte o altissime percentuali di trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, quelle che hanno nei loro bilanci aliquote alte di investimenti in formazione e in ricerca effettivamente effettuati e resi operanti, quelle che incrementano i tassi di export, ecc ecc.<br />
La revisione progressiva dell’IRAP, ed eventualmente la sua parziale sostituzione con tasse di scopo (per esempio a favore di un fondo per la non autosufficienza), dovrebbe essere una linea politica sostenuta dal PD.<br />
Inoltre sono anni che sostengo che il mondo dell’impresa non è affatto “tutto sano”, come molti tendono a sostenere, e che è minoritaria, nel nostro paese la parte di imprese che opera secondo i principi del ruolo sociale dell’impresa. Queste imprese però esistono e potrebbero essere alleate per politiche effettivamente riformiste.<br />
Da sempre inoltre sostengo la necessità di fare chiarezza sull’articolazione del mondo delle imprese (le grandi monopolistiche, le mini multinazionali, le medie imprese che operano nella globalizzazione, le piccole imprese che operano a scala nazionale o regionale, le piccolissime imprese artigianali e dei servizi, ecc.) Sono realtà con caratteristiche ed esigenze molto diverse e che dovrebbero essere trattate, anche dal punto di vista fiscale e del controllo, con modi e criteri molto diversi. Innanzitutto certamente colpendo l’evasione fiscale, assai più alta e più sfuggente nella grande dimensione. Per le piccolissime imprese dei servizi la fissazione di livelli logici di tassazione è la strada unica per evitare la sottofatturazione concordata tra cliente e fornitore, ampiamente presente anche nelle regioni avanzate.<br />
Anche la questione delle nuove imprese di imprenditori giovani dovrebbero avere nuovi trattamenti fiscali incentivanti, per esempio con meccanismi di credito di imposta per i primi 3/5 anni.<br />
L’impostazione delle questioni dell’impresa sono troppo spesso molto generiche e si riferiscono a categorie onnicomprensive che impediscono di capire la realtà per quello che effettivamente è.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su + LAVORO , &#8211; DESTRA di Stefania Tranu</title>
		<link>http://riccardosarfatti.it/?p=174&#038;cpage=1#comment-7</link>
		<dc:creator>Stefania Tranu</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 22:58:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://riccardosarfatti.it/?p=174#comment-7</guid>
		<description>&quot;meno tasse in busta paga&quot; Certo, ma su certi stipendi bisognerebbe aumentarle come per quelli di certi boiardi che tirano quattro paghe e non solo per il lesso.
&quot;meno tasse alle imprese&quot; Certo, ma quali imprese? quelle che evadono con i trasfer price? Quelle che si servono di arcinote merchant bank per scorridoiare gli introiti?
No, non è accettabile una piattaforma elettorale che non faccia dei distinguo. A meno che non vogliamo strizzare l&#039;occhio ai calcestruzzai che hanno mandato a casa gli operai per pagare in nero gli immigrati.
Auguri comunque</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;meno tasse in busta paga&#8221; Certo, ma su certi stipendi bisognerebbe aumentarle come per quelli di certi boiardi che tirano quattro paghe e non solo per il lesso.<br />
&#8220;meno tasse alle imprese&#8221; Certo, ma quali imprese? quelle che evadono con i trasfer price? Quelle che si servono di arcinote merchant bank per scorridoiare gli introiti?<br />
No, non è accettabile una piattaforma elettorale che non faccia dei distinguo. A meno che non vogliamo strizzare l&#8217;occhio ai calcestruzzai che hanno mandato a casa gli operai per pagare in nero gli immigrati.<br />
Auguri comunque</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su + LEGALITA’ , &#8211; DESTRA di Walter</title>
		<link>http://riccardosarfatti.it/?p=172&#038;cpage=1#comment-6</link>
		<dc:creator>Walter</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:12:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://riccardosarfatti.it/?p=172#comment-6</guid>
		<description>L&#039;equazione &quot;+ legalità - destra&quot; è estremamente offensiva nei confronti degli elettori del centro-destra. Suggerisce esplicitamente l&#039;idea secondo cui la legalità sia un patrimonio esclusivo del centro-sinistra. 
Poi, per rincarare la dose, abbiamo il callido accostamento &quot;alle mafie&quot;. 
Rimane un senso di tristezza.
Un saluto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;equazione &#8220;+ legalità &#8211; destra&#8221; è estremamente offensiva nei confronti degli elettori del centro-destra. Suggerisce esplicitamente l&#8217;idea secondo cui la legalità sia un patrimonio esclusivo del centro-sinistra.<br />
Poi, per rincarare la dose, abbiamo il callido accostamento &#8220;alle mafie&#8221;.<br />
Rimane un senso di tristezza.<br />
Un saluto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su + LEGALITA’ , &#8211; DESTRA di Giorgio Casadio</title>
		<link>http://riccardosarfatti.it/?p=172&#038;cpage=1#comment-5</link>
		<dc:creator>Giorgio Casadio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 13:24:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://riccardosarfatti.it/?p=172#comment-5</guid>
		<description>Caro Riccardo; come non esser d&#039;accordo col tuo fondo.
Ma permettimi una riflessione e qualche domanda.
la nostra vita sociale è fortemente, se non totalmente, condizionata dalla politica.
L&#039;attuale politica tende a sorpassare regole e leggi che in uno stato di diritto dovrebbero riguardare tutti, ma proprio tutti.
Anche i principi della Costituzione vengono spesse volte ad esser visti come un fastidio. Vivaddio l&#039;art.138 ci ha finora protetto da cambiamenti inopportuni.
Ma perchè non affrontare anche il problema delle leggi elettorali che, avendo bisogno solo di maggioranze semplici, vengono adottate dai nuovi governi a seconda della bisogna?
L&#039;ultima in particolare scippa il cittadino del diritto di scelta  delegando le segreterie dei partiti a scegliere in nome e per conto del cittadino.
E quando mai il cittadino ha delegato le segreterie a scegliere il proprio rappresentante?
E come mai nessun partito, incluso il PD, ha mai fatto sentire una voce autorevole e realmente convinta?
Non sarà che a tutte le segreterie, nessuna esclusa, faccia più comodo collocare nei seggi i fedeli, ancorchè insipidi funzionarii portatori di disciplina e yes man ?
Che ne pensi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Riccardo; come non esser d&#8217;accordo col tuo fondo.<br />
Ma permettimi una riflessione e qualche domanda.<br />
la nostra vita sociale è fortemente, se non totalmente, condizionata dalla politica.<br />
L&#8217;attuale politica tende a sorpassare regole e leggi che in uno stato di diritto dovrebbero riguardare tutti, ma proprio tutti.<br />
Anche i principi della Costituzione vengono spesse volte ad esser visti come un fastidio. Vivaddio l&#8217;art.138 ci ha finora protetto da cambiamenti inopportuni.<br />
Ma perchè non affrontare anche il problema delle leggi elettorali che, avendo bisogno solo di maggioranze semplici, vengono adottate dai nuovi governi a seconda della bisogna?<br />
L&#8217;ultima in particolare scippa il cittadino del diritto di scelta  delegando le segreterie dei partiti a scegliere in nome e per conto del cittadino.<br />
E quando mai il cittadino ha delegato le segreterie a scegliere il proprio rappresentante?<br />
E come mai nessun partito, incluso il PD, ha mai fatto sentire una voce autorevole e realmente convinta?<br />
Non sarà che a tutte le segreterie, nessuna esclusa, faccia più comodo collocare nei seggi i fedeli, ancorchè insipidi funzionarii portatori di disciplina e yes man ?<br />
Che ne pensi?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su + LAICITA’ , &#8211; DESTRA di Giorgio Casadio</title>
		<link>http://riccardosarfatti.it/?p=170&#038;cpage=1#comment-4</link>
		<dc:creator>Giorgio Casadio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 13:02:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://riccardosarfatti.it/?p=170#comment-4</guid>
		<description>In Italia oggi, secondo il portale delle religioni,  in termini assoluti, considerando la popolazione adulta, abbiamo:
- 20 milioni di cattolici praticanti 
- 15 milioni di credenti in  confessioni diverse
- 14 milioni di agnostici/non credenti.
 I cattolici praticanti   sono in calo; i musulmani, grazie all’immigrazione, sono in aumento. 
Ambedue le religioni sono di tipo interventista e non nascondono la loro ingerenza; una perché avvezza a privilegi concordatari, l’altra perché si origina principalmente in paesi teocratici. 
In Italia, dal ‘48 in poi, tutti i sessantacinque governi che hanno guidato il nostro Paese hanno dovuto mediare i loro programmi  con i princìpi della Chiesa cattolica, quasi sempre rispecchianti i sentimenti popolari, ma sempre comunque vincolanti ed ingerenti.
Qui non si vuole disconoscere né i nostri imprinting religiosi, né i risultati  che la Chiesa ha perseguito e continua a perseguire quando rivolge le sue mire nel sociale (a Milano Tettamanzi è amato e rispettato, in aree disagiate la Chiesa migliora la vita), ma  si vuole ribadire il principio laico della separazione delle sovranità. E questo deve valere a maggior ragione per le nuove confessioni che si affacciano nel nostro ordinamento. I religiosi hanno il diritto  di invitare i loro fedeli ad una condotta conforme ai loro principi, ma non hanno alcun diritto di fare o non fare leggi che oltretutto vincolano anche i 14 milioni di italiani non credenti.
Oggi quindi qualsiasi governo, se non apertamente convinto di giocare al tavolo di una ben definita laicità, farà fatica a governare perché se adesso è fortemente influenzato dalla Chiesa cattolica, domani lo sarà da altre confessioni che non distinguono i principi dello Stato da quelli della  religione provenendo in gran parte da nazioni teocratiche.
Che fare?
Adottare quella che alcuni costituzionalisti hanno definito “ neutralità attiva”  che consente la massima espressione altrui, facendosi lo Stato portatore e garante di interventi compensativi che impediscano la prevaricazione di una forza sull’altra.
Convincerci che il nostro ordinamento ha dei buchi di laicità: l&#039;art.7 non va d&#039;accordo con l&#039;art.8  ed ambedue dovrebbero meglio accordarsi con l&#039;art.3.
Si adotti quindi con coraggio una più sentita identità laica giocando all’attacco e non in difesa ; si separi nettamente la dimensione civile da quella religiosa, che la prima si traduca in azioni politiche e la seconda resti relegata nella sfera individuale.
Poi è chiaro che i vasi non potranno non restare comunicanti nel rispetto delle reciproche competenze. 
E chi meglio di un partito a fondo progressista potrebbe esser portatore di un laicismo costruttivo se non il PD?
Dovrebbe, perchè finora poco si è visto. E non sarà un consigliere in regione a cambiare spirito e marcia, ma da qualcosa dobbiam pure cominciare. Quindi, Riccardo, coraggio ed auguri.
Giorgio Casadio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia oggi, secondo il portale delle religioni,  in termini assoluti, considerando la popolazione adulta, abbiamo:<br />
- 20 milioni di cattolici praticanti<br />
- 15 milioni di credenti in  confessioni diverse<br />
- 14 milioni di agnostici/non credenti.<br />
 I cattolici praticanti   sono in calo; i musulmani, grazie all’immigrazione, sono in aumento.<br />
Ambedue le religioni sono di tipo interventista e non nascondono la loro ingerenza; una perché avvezza a privilegi concordatari, l’altra perché si origina principalmente in paesi teocratici.<br />
In Italia, dal ‘48 in poi, tutti i sessantacinque governi che hanno guidato il nostro Paese hanno dovuto mediare i loro programmi  con i princìpi della Chiesa cattolica, quasi sempre rispecchianti i sentimenti popolari, ma sempre comunque vincolanti ed ingerenti.<br />
Qui non si vuole disconoscere né i nostri imprinting religiosi, né i risultati  che la Chiesa ha perseguito e continua a perseguire quando rivolge le sue mire nel sociale (a Milano Tettamanzi è amato e rispettato, in aree disagiate la Chiesa migliora la vita), ma  si vuole ribadire il principio laico della separazione delle sovranità. E questo deve valere a maggior ragione per le nuove confessioni che si affacciano nel nostro ordinamento. I religiosi hanno il diritto  di invitare i loro fedeli ad una condotta conforme ai loro principi, ma non hanno alcun diritto di fare o non fare leggi che oltretutto vincolano anche i 14 milioni di italiani non credenti.<br />
Oggi quindi qualsiasi governo, se non apertamente convinto di giocare al tavolo di una ben definita laicità, farà fatica a governare perché se adesso è fortemente influenzato dalla Chiesa cattolica, domani lo sarà da altre confessioni che non distinguono i principi dello Stato da quelli della  religione provenendo in gran parte da nazioni teocratiche.<br />
Che fare?<br />
Adottare quella che alcuni costituzionalisti hanno definito “ neutralità attiva”  che consente la massima espressione altrui, facendosi lo Stato portatore e garante di interventi compensativi che impediscano la prevaricazione di una forza sull’altra.<br />
Convincerci che il nostro ordinamento ha dei buchi di laicità: l&#8217;art.7 non va d&#8217;accordo con l&#8217;art.8  ed ambedue dovrebbero meglio accordarsi con l&#8217;art.3.<br />
Si adotti quindi con coraggio una più sentita identità laica giocando all’attacco e non in difesa ; si separi nettamente la dimensione civile da quella religiosa, che la prima si traduca in azioni politiche e la seconda resti relegata nella sfera individuale.<br />
Poi è chiaro che i vasi non potranno non restare comunicanti nel rispetto delle reciproche competenze.<br />
E chi meglio di un partito a fondo progressista potrebbe esser portatore di un laicismo costruttivo se non il PD?<br />
Dovrebbe, perchè finora poco si è visto. E non sarà un consigliere in regione a cambiare spirito e marcia, ma da qualcosa dobbiam pure cominciare. Quindi, Riccardo, coraggio ed auguri.<br />
Giorgio Casadio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su + LEGALITA’ , &#8211; DESTRA di pier gaia</title>
		<link>http://riccardosarfatti.it/?p=172&#038;cpage=1#comment-3</link>
		<dc:creator>pier gaia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 12:16:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://riccardosarfatti.it/?p=172#comment-3</guid>
		<description>bene sopratutto metter in primo piano le mafie /siamo un paese a rischio, con il 20% dell&#039;economia e del territorio sotto il governo delle mafie! avanti così Sarfatti, c&#039;è gente che ci crede, si può ancora combattere la situazione di incredibile rilassatezza e abbandono in cui viviamo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bene sopratutto metter in primo piano le mafie /siamo un paese a rischio, con il 20% dell&#8217;economia e del territorio sotto il governo delle mafie! avanti così Sarfatti, c&#8217;è gente che ci crede, si può ancora combattere la situazione di incredibile rilassatezza e abbandono in cui viviamo.</p>
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