LIBERTA’ DI RICERCA, LIBERTA’ DI SCELTA, LIBERTA’ DI FAMIGLIA.
La nostra Costituzione è chiara: non ci devono essere distinzioni e discriminazioni di nessun tipo, dalla provenienza geografica al credo religioso. E ancor di più, la libertà di scelta, il libero arbitrio responsabile, sono fondamento della civile convivenza. La libera scienza, la ricerca finalizzata alla qualità della vita e al benessere di tutti, non solo è riconosciuta, ma promossa e sostenuta. Oggi, invece, una destra molto spesso retriva, se non reazionaria, tende a negare tutto ciò, utilizzando, per la sua propaganda temi e idee che non è esagerato definire oscurantisti. Si vogliono rimettere in discussione e poi cancellare tutte le grandi conquiste civili di questi ultimi decenni, cominciando da quelle di autodeterminazione delle donne e negare la libertà e il riconoscimento dei sentimenti. Essere democratici significa opporsi alla destra, rispettando le sensibilità di ognuno e riaffermando i valori costituzionali fondanti, senza nessuna timidezza!
In Italia oggi, secondo il portale delle religioni, in termini assoluti, considerando la popolazione adulta, abbiamo:
- 20 milioni di cattolici praticanti
- 15 milioni di credenti in confessioni diverse
- 14 milioni di agnostici/non credenti.
I cattolici praticanti sono in calo; i musulmani, grazie all’immigrazione, sono in aumento.
Ambedue le religioni sono di tipo interventista e non nascondono la loro ingerenza; una perché avvezza a privilegi concordatari, l’altra perché si origina principalmente in paesi teocratici.
In Italia, dal ‘48 in poi, tutti i sessantacinque governi che hanno guidato il nostro Paese hanno dovuto mediare i loro programmi con i princìpi della Chiesa cattolica, quasi sempre rispecchianti i sentimenti popolari, ma sempre comunque vincolanti ed ingerenti.
Qui non si vuole disconoscere né i nostri imprinting religiosi, né i risultati che la Chiesa ha perseguito e continua a perseguire quando rivolge le sue mire nel sociale (a Milano Tettamanzi è amato e rispettato, in aree disagiate la Chiesa migliora la vita), ma si vuole ribadire il principio laico della separazione delle sovranità. E questo deve valere a maggior ragione per le nuove confessioni che si affacciano nel nostro ordinamento. I religiosi hanno il diritto di invitare i loro fedeli ad una condotta conforme ai loro principi, ma non hanno alcun diritto di fare o non fare leggi che oltretutto vincolano anche i 14 milioni di italiani non credenti.
Oggi quindi qualsiasi governo, se non apertamente convinto di giocare al tavolo di una ben definita laicità, farà fatica a governare perché se adesso è fortemente influenzato dalla Chiesa cattolica, domani lo sarà da altre confessioni che non distinguono i principi dello Stato da quelli della religione provenendo in gran parte da nazioni teocratiche.
Che fare?
Adottare quella che alcuni costituzionalisti hanno definito “ neutralità attiva” che consente la massima espressione altrui, facendosi lo Stato portatore e garante di interventi compensativi che impediscano la prevaricazione di una forza sull’altra.
Convincerci che il nostro ordinamento ha dei buchi di laicità: l’art.7 non va d’accordo con l’art.8 ed ambedue dovrebbero meglio accordarsi con l’art.3.
Si adotti quindi con coraggio una più sentita identità laica giocando all’attacco e non in difesa ; si separi nettamente la dimensione civile da quella religiosa, che la prima si traduca in azioni politiche e la seconda resti relegata nella sfera individuale.
Poi è chiaro che i vasi non potranno non restare comunicanti nel rispetto delle reciproche competenze.
E chi meglio di un partito a fondo progressista potrebbe esser portatore di un laicismo costruttivo se non il PD?
Dovrebbe, perchè finora poco si è visto. E non sarà un consigliere in regione a cambiare spirito e marcia, ma da qualcosa dobbiam pure cominciare. Quindi, Riccardo, coraggio ed auguri.
Giorgio Casadio