COMBATTERE DAVVERO LA CRISI, BASTA PRECARIATO,
MENO TASSE IN BUSTA PAGA E ALLE IMPRESE.
In Italia e in Lombardia da tempo non esistono politiche industriali capaci di individuare e sviluppare i nostri punti forti e promuovere uno sviluppo sostenibile e competitivo. La Regione non è più uno dei motori dell’Europa. Ma può tornare ad esserlo valorizzando le sue straordinarie risorse e i suoi diffusi talenti. La destra al governo dell’Italia e della Regione, divulgando e utilizzando i nuovi miti della televisione commerciale, ha cancellato, in questi anni , la nostra identità di paese industriale (ancora oggi il secondo in Europa), non rispondendo in maniera adeguata alla crisi internazionale che ci ha investito e aggravando una situazione già precaria. Ha protetto in modo vergognoso l’evasione, gli interessi particolari e i privilegi, scaricando tutta la drammaticità della situazione sulle spalle di chi lavora ogni giorno per vivere. I terribili numeri sull’occupazione nazionale e regionale sono li a dimostrarlo. Essere democratici vuol dire opporsi a questa logica, impostando e realizzando politiche di alternativa per le generazioni future, senza nessuna timidezza.
“meno tasse in busta paga” Certo, ma su certi stipendi bisognerebbe aumentarle come per quelli di certi boiardi che tirano quattro paghe e non solo per il lesso.
“meno tasse alle imprese” Certo, ma quali imprese? quelle che evadono con i trasfer price? Quelle che si servono di arcinote merchant bank per scorridoiare gli introiti?
No, non è accettabile una piattaforma elettorale che non faccia dei distinguo. A meno che non vogliamo strizzare l’occhio ai calcestruzzai che hanno mandato a casa gli operai per pagare in nero gli immigrati.
Auguri comunque
Grazie per gli auguri e per consentirmi qualche approfondimento, a partire da dubbi più che legittimi. Spero che servano a convincere che diverse politiche fiscali sono effettivamente necessarie, insieme, per il lavoro e per l’impresa e che sia politicamente corretto richiederle per entrambi.
Oggi circa il 75% del complesso degli introiti fiscali viene da redditi da lavoro e da pensioni; il 25% da rendite finanziarie e dalle imprese. La tassazione delle rendite finanziarie avviene con aliquote più basse dei redditi da lavoro. “Meno tasse in busta paga”, all’interno di una tassazione comunque progressiva, vuol dire sostenere in fase di crisi i redditi più bassi, cioè i consumi essenziali, a partire da quelli delle famiglie più disagiate e, comunque, in prospettiva, avere obbiettivi di redistribuzione.
“Meno tasse alle imprese” nel mio modo di vedere dovrebbe avvenire con meccanismi capaci di valutare e premiare i comportamenti “virtuosi” delle imprese, cioè di quelle che hanno effettiva coscienza del loro ruolo sociale. Per esempio individuando nuovi parametri dell’”eccellenza”: per me sono eccellenti e da premiare (fiscalmente) le aziende che hanno alte o altissime percentuali di trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, quelle che hanno nei loro bilanci aliquote alte di investimenti in formazione e in ricerca effettivamente effettuati e resi operanti, quelle che incrementano i tassi di export, ecc ecc.
La revisione progressiva dell’IRAP, ed eventualmente la sua parziale sostituzione con tasse di scopo (per esempio a favore di un fondo per la non autosufficienza), dovrebbe essere una linea politica sostenuta dal PD.
Inoltre sono anni che sostengo che il mondo dell’impresa non è affatto “tutto sano”, come molti tendono a sostenere, e che è minoritaria, nel nostro paese la parte di imprese che opera secondo i principi del ruolo sociale dell’impresa. Queste imprese però esistono e potrebbero essere alleate per politiche effettivamente riformiste.
Da sempre inoltre sostengo la necessità di fare chiarezza sull’articolazione del mondo delle imprese (le grandi monopolistiche, le mini multinazionali, le medie imprese che operano nella globalizzazione, le piccole imprese che operano a scala nazionale o regionale, le piccolissime imprese artigianali e dei servizi, ecc.) Sono realtà con caratteristiche ed esigenze molto diverse e che dovrebbero essere trattate, anche dal punto di vista fiscale e del controllo, con modi e criteri molto diversi. Innanzitutto certamente colpendo l’evasione fiscale, assai più alta e più sfuggente nella grande dimensione. Per le piccolissime imprese dei servizi la fissazione di livelli logici di tassazione è la strada unica per evitare la sottofatturazione concordata tra cliente e fornitore, ampiamente presente anche nelle regioni avanzate.
Anche la questione delle nuove imprese di imprenditori giovani dovrebbero avere nuovi trattamenti fiscali incentivanti, per esempio con meccanismi di credito di imposta per i primi 3/5 anni.
L’impostazione delle questioni dell’impresa sono troppo spesso molto generiche e si riferiscono a categorie onnicomprensive che impediscono di capire la realtà per quello che effettivamente è.
Grazie dell’articolata risposta che condivido quasi totalmente. Resta comunque un piacere ottenere risposte a quesiti. Grazie